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Vizi e Virtù Milonguere

Tratto dalla rivista ‘Tangauta – gennaio 2001, n. 76 – Columna: ‘La vida es una milonga’

Titulo ‘A fuego lento’ – Autor : Sonia Abadi

A fuoco lento si cucina la milonga…. Il vestito appena stirato, il trucco e i capelli delle donne, impeccabili. Un paio d’ore più tardi la milonga ferve di calore ed entusiasmo. Sono già arrivati tutti e forse di più. La pista è tanto piena che praticamente non si può ballare. Esercito agguerrito, nessuno vuole perdersi una tanda.Gli amici si salutano da lontano, allerta come sentinelle, per non perdere la prospettiva sui ‘mangiari esposti’. La donna non si muove, boccone appetitoso nell’attesa del suo turno. Fra tante cose si cucinano storie dolci e piccanti, a volte anche amare.

Qualche gallo veterano, di quelli che non si cuociono in un solo bollore, balla con coloro che gli piacciono meno per pre-riscaldarsi un po’, per farsi desiderare da colei che gli interessa di più, riservarsela per le ultime tande e degustarla poco prima dell’ora di andarsene. Egli sa che non bisogna metter subito tutta la carne al fuoco. Se iniziasse troppo presto, dovrebbe ballare con lei tutta la notte o lasciarla in mano agli avvoltoi, con il rischio che le possa passare l’effetto della seduzione. Alcuni meno pazienti accelerano l’attacco alla maniera di un gatto infervorato.

Anche tra le ragazze si brucia di passione e impazienza. Alla più golosa le costa aspettare, e si offre subito al miglior ‘bombon’. Dovrà sostenere l’interesse ballando varie tande e mettendosi in evidenza. Dopo di che, non la invita più nessuno. Egli allora la mette a dieta ballando con altre, mentre se la riserva, già calda, per la fine della serata.

Altre, più prudenti, si trattengono con un incauto milonguero che praticamente scalda la ‘pava’ affinché un altro si prende poi il mate. Però presto o tardi tutti avranno la loro rivincita. La vendetta è un piatto che si serve freddo. A colei che ha ricevuto le briciole domani toccherà il piatto forte. A colui che si è accontentato dell’aperitivo domani toccherà la ciliegina sulla torta.

Verso la fine della milonga rimane il fondo della pentola, il concentrato, l’essenza. Fatta di sguardi persi, mai arrivati a destinazione, di sudori e profumi mescolati, di promesse, di passi mancati, di sogni caduti.

Ne rimangono sempre meno, abitualmente i buoni ballerini, o qualcuno un po’ brillo che si sente solo e non vuol tornare a casa sua. Le ragazze, a gruppetti da due e tre, amiche fra loro.

Questo è il momento più opportuno per assaporare colui o colei che suscita da tempo appetiti inappagati. Si balla informalmente, si scherza su una coppia o l’altra, c’è molto spazio nella pista, il clima è di confidenza e cameratismo. Cose che anche solo due ore prima sarebbero state impensabili, ora possono succedere. Nella porta della milonga si propone di condividere un taxi, “ti porto”, o “portami”, si chiede “chi va da quella parte?”. Tutti sono troppo stanchi…

Uno crede che queste cose possano succedere solo all’alba. Però ci sono anche milonghe vespertine nelle quali non si vede la luce del giorno e si perde la nozione del tempo, in quelle in cui alle dieci della notte, si è già sfiniti e pieni come dopo una lunga festa.