riflessioni sul cantico delle creature

Dalla conferenza di Vito Mancuso , Misano 18 aprile2014

IL CANTICO DELLE CREATURE

La condizione dell’anima ci impedisce di essere felici. La vita è sofferenza.

San Francesco scrive con gratitudine alla vita, anche se i suoi scritti scaturiscono da una condizione di sofferenza. Loda il sole e la luna pur non riuscendo a vederli. Il suo ideale è vivere il Vangelo nella sua purezza. Rifiuta il potere. Vive secondo la natura. Come un albero vive solo di luce e di acqua. L’incontro con Santa Clara diventa la sua cura, attraverso la sua vicinanza e il suo amore. La pienezza della realtà del sentimento è ciò che alimenta l’ispirazione, la gratitudine, e la forma di adorazione per la vita. Nonostante tutto. La sofferenza fisica e il senso di sconfitta sono compensati dall’amore, dalla vicinanza di Chiara. Il Cantico è una lode pura, autentica, genuina, scaturita dal contatto con la natura e con il cuore di Chiara. Oggi consideriamo la natura come staccata da noi, La sfruttiamo anziché assecondare, rispettare. Il vero cambiamento dell’uomo moderno è il riavvicinarsi con amore alla natura , anziché castigarla. Ripristinare l’armonia fra gli uomini e gli elementi (Tao). Auspicare comportamenti ecologici depurati degli istinti di lotta e potere (prodotti dell’ego e della scarsa spiritualità). Cooperare con la natura e con tutto quello che abbraccia la natura. Francesco ha un atteggiamento animista. Dio è in ogni cosa. Parla di morte corporale (il suo pensiero ha connotazioni eretiche non in linea con la dottrina cattolica) “Sorella morte” non dovrebbe essere ‘sorella’. La morte per la religione cattolica è la conseguenza del peccato originale. Per la dottrina cattolica la morte è nemica. Per Francesco è “Sorella amica”.