i cinque accordi

I Cinque Accordi: saggezza Tolteca

un libro di Don Miguel Ruiz

La luce è la messaggera della vita, è viva e contiene ogni informazione. Tutto ciò che esiste è una manifestazione di luce. Il nostro verò sé è luce, così come lo sono l’acqua, la pioggia, le nuvole, i fenomeni dell’universo. Da bambini siamo puri come la luce, sappiamo ‘essere’, viviamo nell’unità, nello stupore della gioia, fino a che gli adulti ci insegnano come comportarci, ci dicono il cosa credere e qual è il Dio che dobbiamo adorare. L’autore di questo libro, definisce questo ‘offuscamento della luce’, ‘addomesticamento’, processo che crea il nostro sistema di credenze, quelle che limiteranno per sempre le nostre azioni e l’idea che ci faremo di noi e degli altri. Essere ricompensati per aver prestato attenzione all’addomesticamento ci fa sentire bene e così continuiamo a fare ciò che gli altri si aspettano da noi per paura di essere puniti o di non ricevere la ricompensa o la gratificazione. Cominciamo a fingere ciò che non siamo, soltanto per accontentare gli altri, per esser ‘bravi’ secondo il loro standard. Fingiamo di essere ciò che non siamo per non essere rifiutati. Questa paura si traduce nella paura di non esser abbastanza bravi e alla fine diventiamo ciò che non siamo. Tutte le nostre tendenze naturali vengono boicottate e perdute durante questo processo. E così si matura in noi la convinzione, da adulti, che, se non seguiamo le regole imposteci dal nostro sistema di credenze, ci puniamo. Quando invece ci comportiamo da bravi ragazzi ci concediamo una ricompensa. Al contrario, la nostra vittima interiore si prende il biasimo, la colpa e la vergogna, per non esser stati abbastanza bravi. Il sistema di credenze controlla la nostra vita. Infrangere le regole apre le ferite emotive e per reazione creiamo un veleno emozionale. Ogni cosa che sfida ciò in cui crediamo ci rende insicuri. C’è bisogno di coraggio, quindi, per sfidare le nostre convinzioni, perché le abbiamo accettate per molto tempo, anche se non le abbiamo scelte. Paghiamo mille volte per uno stesso errore in quanto ogni volta che ricordiamo quell’errore, ci giudichiamo e ci puniamo di nuovo. La vita diventa così luogo di castigo, di sofferenza, di paura, di dolore. Intorno a noi, per questo, ci creiamo l’inferno, quando non sono gli altri stessi a crearcelo, quando lo permettiamo. L’inferno e il paradiso sono dentro di noi e intorno a noi, per il semplice fatto che lo creiamo attraverso l’interpretazione delle nostre percezioni. E cerchiamo la causa dei nostri malesseri al di fuori, cosi come cerchiamo le soluzioni alle nostre malattie, quando anche quelle sono dentro di noi, e possono essere attivate cambiando il nostro modo di stare al mondo e di giudicarlo. Ciò in cui crediamo è la causa delle nostre sofferenze, una tra queste, è il bisogno di avere sempre ragione, che crea la nostra guerra interna e nelle relazioni con gli altri. E in queste relazioni ci sforziamo di farci accettare da tutti, finendo per compiacerli nello sforzo di mostrar di esser ciò che non siamo. Perdiamo l’autenticità, la condizione regina che ci farebbe vivere nella pace, in contatto con il nostro sé più autentico. E nello stesso modo in cui giudichiamo noi stessi, con insoddisfazione per non essere perfetti, giudichiamo anche gli altri, sempre secondo la nostra immagine di perfezione, così che nessuno è mai all’altezza delle nostre aspettative. Una vita di gioia presuppone il coraggio di rompere i vecchi schemi basati sulla paura scoprendo il nostro potere personale. La paura è dispersione di energie, perché nella maggior parte dei casi gli eventi temuti non accadono, sono semplicemente frutto delle nostre insicurezze e delle nostre supposizioni e immaginazioni. Per questo è necessario trasformare la nostra vita per creare il nostro paradiso personale, originando nuove convinzioni, basate sull’amore e la fiducia.

Secondo la saggezza Tolteca, per costruire il nostro paradiso è necessario rispettare cinque ‘accordi’ fondamentali, da vivere come regole. Uno di questi è ‘sii impeccabile con la parola’, dato che la parola, come il pensiero, crea. Attraverso la parola si esprime il potere creativo con cui manifestiamo ogni cosa. E’ la parola impeccabile che crea la bellezza, l’amore e il paradiso. Perché a seconda di come la usiamo, la parola ci rende liberi o schiavi. Non solo le parole che pronunciamo, ma anche quelle che riceviamo dagli altri. Agganciando la nostra attenzione, hanno il potere di entrare nella nostra mente, cambiando in meglio o in peggio le nostre credenze. Esser impeccabili con la parola vuol dire non parlare contro noi stessi, e contro gli altri. Esser impeccabili con la parola significa non offendere, non pronunciare maldicenze e giudizi, dato che queste non sono altro che energie perverse, espressione di veleni emozionali. Spesso ci serviamo della parola per diffondere i nostri veleni personali: ira, invidia, giudizio, odio. Esser impeccabili con la parola porta a grandi cambiamenti nelle nostre vite, nel modo di relazionarci con gli altri e ci conduce alla libertà e l’abbondanza, aiutandoci a trasformare le paure in gioia e amore, attraverso quel processo di trasformazione che ci permette di diventare immuni all’inferno.

Un’altra regola fondamentale per arrivare a questo stato di pace è non prendere gli insulti o le offese in modo personale. Non è sano reagire difendendo le nostre convinzioni, in quanto la reazione crea conflitto. Se viviamo senza la paura del giudizio ci ritroveremo in uno stato di beatitudine in cui gioiamo con tutto quello che percepiamo, nel bene e nel male. Se una relazione finisce perché la persona non ci tratta con rispetto e amore, consideriamolo un regalo invece di soffrire.

Altra regola d’oro che contribuisce allo stato di beatitudine è quella di non fare supposizioni. Sempre meglio chiedere che fare supposizioni, visto che le supposizioni sono interpretazioni a volte distorte. Al contrario, non supporre mai che gli altri sappiano ciò che pensiamo, dando per scontato che non serve dirlo. Spesso crediamo così profondamente alle nostre supposizioni fino al punto di distruggere una relazione per difendere il nostro punto di vista. Fare supposizioni crea conflitti interiori. Iniziando una relazione vediamo nell’altro solo ciò che vogliamo vedere e neghiamo qualunque tratto negativo, sperando che il nostro amore prima o poi cambierà quella persona. Ma gli altri cambiano se vogliono, non perché lo desideriamo noi. Il vero amore è accettare gli altri così come sono, senza volerli cambiare. Se cerchiamo di cambiarli significa che in realtà non ci piacciono.

Il nostro modo di comunicare deve essere chiaro, trovando il coraggio di chiedere ciò che desideriamo. Con una comunicazione chiara, tutte le relazioni cambieranno e la magia comincerà a manifestarsi. Tutto arriverà senza sforzo.

Quarta regola: in qualunque circostanza, fate sempre del vostro meglio, ne di più, ne di meno. E il vostro meglio può cambiare continuamente a seconda della situazione. Fare del nostro meglio vuol dire vivere intensamente. L’azione ci farà sentire intensamente felici, e non daremo la possibilità agli altri di giudicarci. Fare del nostro meglio vuol dire agire per il piacere di farlo , non perché ci aspettiamo una ricompensa. Scopriremo così di amare tutto ciò che facciamo, divertendoci e senza frustrazioni. Impareremo ad accettarci ed a vivere in modo pieno, accettando con serenità anche le cose che la vita ci toglie, lasciandole semplicemente andare. Vivere nella pienezza è esser ripuliti dalle dinamiche dell’ego, vuol dire aver trovato la propria autenticità e maturato la capacità di dire no quando vogliamo dire no, e dire si quando vogliamo dire si. Facendo del nostro meglio diventeremo maestri della trasformazione. Onoriamo la donna o l’uomo che siamo, assaporando la libertà di aver superato i limiti delle nostre credenze sbagliate. La ricompensa è trascendere la sofferenza.

Quando abbiamo la padronanza della fede possiamo vivere nell’amore perché la fede ha il potere della fiducia e la fiducia ci fa accettare tutto: il nostro corpo, le nostre emozioni, la vita stessa. Non abbiamo più motivazioni per amare qualcuno o per non amarlo. L’amore emana da noi come una luce e così possiamo essere autentici. Il quinto accordo, consiste esattamente nel recuperare ciò che siamo. Recuperare il rispetto per noi, per l’altro, per la natura . Il rispetto è la totale accettazione di tutto ciò che esiste,esattamente così com’è, non come noi vorremmo che fosse. In quel momento, troviamo la pace. Il quinto accordo è l’insegnamento più avanzato dei Toltechi, riguarda la nostra missione come messaggeri. Dobbiamo allenarci a comprendere che tipo di messaggio trasmettiamo al mondo. Sostanzialmente ci sono tre modi per trasmetterlo: attraverso la maldicenza, l’inquietudine, la luce. Nell’ultimo c’è sempre arte e bellezza, c’è musica e amore. Alleniamoci affinché possiamo divenire tutti messaggeri di luce. Una volta che noi stessi compiamo questa magica alchimia, anche le persone presenti nella nostra vita, per emanazione, cambiano, si allineano alla nostra vibrazione o se ne vanno definitivamente, in modo naturale, E arriva il momento in cui la nostra consapevolezza è così ampia che riusciamo a vedere con chiarezza i messaggi da trasmettere agli altri. Riconosciamo rapidamente gli effetti delle nostre parole, delle azioni e della nostra presenza. Ma quello che condividiamo è più importante di quello che insegnamo.