Marocco

Il giorno prima della partenza ho una preoccupazione ossessiva. Penso a come farò a passare le notti in tenda nel deserto. Di solito mi sveglio a metà sonno per andar al bagno a smaltire l’effetto delle tisane diuretiche. Anche non bevendone, lo stimolo abitudinario permane. Mi immagino la scena inquietante:  io, avvolta nel sacco a pelo, dentro la tenda, nel bel mezzo del deserto.33- Il deserto Marocchino Mi metto verticale annaspando tra i corpi degli altri dormienti immobili come mummie nelle loro sleeping bags per poter raggiungere il bagno en plain air. Apro la zip della tenda. Fuori c’è il freddo notturno dell’Africa e mille scorpioni pronti ad insinuarsi dalla fessura. Avidi di calore cercano disperatamente corpi umani su cui rifugiarsi e scelgono me come giaciglio da punzecchiare.

Distolgo l’attenzione dalle preoccupazioni e istigo Sabrina a pensare positivo (Ha appena subito un abbandono ma la cartomante le ha assicurato che presto incontrerà un uomo in divisa). Visualizzo lei , stesa sulla spiaggia con due uomini di colore che le fanno vento con una palma. E per mantenere basso il tasso di paure da scorpioni e serpenti mi immagino di trovarmi nella stessa situazione di Sabrina. Mentre in realtà, ancora girovagando tra i corridoi dell’aereoporto di Roma, trascino la mia super valigia con le ruote tirandola con una cinghia. Sembro una donna disperata che va a spasso con un cane pigro. La cinghia sembra un guinzaglio e la valigia un pastore maremmano appena uscito dal parrucchiere. Dal primo momento l’ho chiamata ‘Bobi’, per non sentirmi sola e per darle un’anima. Bobi mi fa un po’ arrabbiare. E’ lento, non prende mai le curve e spesso, quando cerco di virare da un terminal all’altro,  si rovescia. Lo rialzo con pazienza, gli do una sculacciata e una carezza e Bobi riparte, con le sue ruote arrugginite. Segue la sua padrona, anche lui eccitato dal pensiero del viaggio. Bobi è tremendamente pesante. Ma cosa c’è le sue viscere? Un copricapo integrale (contro i rischi delle bionde con gli occhi azzurri). Un pareo e catena di perline nere per fare la danza del ventre. Vestiti che a casa non oso indossare. Pantaloni consumati e scuciti. Kajal per le foto con sguardo figo da modella del deserto. Due bottiglie di acqua (non si sa mai). Pomata per punture di scorpione. Prugne California.  Scarponi da trekking. Giacca a vento per le escursioni termiche.

Stiamo ancora vagando nell’aereoporto di Fiumicino e decidiamo di consumare gli ultimi carboidrati prima di volare a Casablanca. Chissà se da lì in poi mangeremo ancora, se ci laveremo i denti con l’acqua minerale, se riusciremo a usare la turca, se dovremo fare la guerra batteriologica!!!

Ci avviciniamo agli ascensori. Nel frattempo sfrecciano a destra e a manca uomini in divisa. Ci giriamo incantate ad osservarli. “Fateci sognà!! “.

E mentre io mi subisco un ‘arimortaccitua’ da un romano distratto al quale ho urtato le caviglie con il mio ‘Bobi’, la Sabri è ancora davanti all’ascensore. Un altro uomo in divisa si avvicina, anche lui in attesa di salire. Bello, biondo e con gli occhi turchesi come i nostri. Aspetta insieme a noi e a un certo punto dopo che l’ascensore è andato su e giù per ben tre volte a vuoto, ci chiede se abbiamo litigato con l’ascensore. Per guardare la sua splendida divisa ci eravamo dimenticate che stavamo aspettando proprio quello.

Fantasticare su divise impeccabili  fa dissipare i pensieri nostalgici di vecchi amori ancora vivi. Speriamo che questa vacanza li faccia archiviare per sempre. Ma in realtà fermentano ancora, come latte scaduto. E ti danno quasi la nausea. Vorresti seppellire quei pensieri nella tana degli scorpioni.

Appena sistemata al posto n.18 f  di un Boeing della Royal  Air Marocco tolgo la felpa per rimanere più leggera. Nell’aereo fa caldo. Uno stuart dall’accento francese posa il suo sguardo con non chalance sulla mia maglietta fina.  Dopo qualche minuto inizia qualcosa che può assomigliare a un tentativo di seduzione. Io non reagisco pur sentendomi compiaciuta.  Si limita a dirmi di esser turbato mentre mi elargisce doppia porzione di cibo e di bevande. Mi viene  in mente che l’uomo in divisa, secondo le previsioni della cartomante,  era destinato a Sabrina.  Delego a lei la continuazione della chiacchierata con lo stuart gentiluomo e dissolvo le mie stanchezze in un pisolino sognante.

Io desidero solo atterrare sul territorio Africano e sentire l’odore delle spezie e delle musiche ipnotizzanti. Voglio perdermi nelle emozioni del viaggio, camuffato da viaggio vero, ma in realtà programmato minuto per minuto. Un viaggio con ‘avventure nel mondo’ è sempre carico di aspettative.

Questo viaggio con gente sconosciuta: Walter, soprannominato ‘valium’ perchè è così lento che quando parla  fa addormentare; Luciano, detto gingseng (sempre agitato); Fabienne, antidepressivo (ci fa ridere coi suoi racconti di seduzioni strane: è riuscita a sedurre un algerino anche indossando un busto del dottor Gibeau); Andrea di Roma, detto l’antisettico: ha persino portato i copriciambella per water ma qui  in Marocco esiste solo la turca;  Cesare, detto ‘Lisa dagli occhi blu”, perché ha una dolcezza infinita nel suo sguardo e nei suoi occhi celesti. Luciana, detta ‘brufolo’ a causa delle sue tempeste ormonali implose; Andrea II, il più abituato alle avventure, un essere ‘no limit’  al quale è difficile dare un soprannome. Ci proviamo solo a viaggio inoltrato.

La vera avventura inizia a Fes,2- Conceria a Fès la città più magica del Marocco. Il tour della città è stato fatto con una guida monca. Un uomo dall’aria sinistra. Indossava un pastrano con cappuccio dove teneva il cellulare e il portafoglio. Ci ha portato in molti posti, soprattutto negozi dove era chiaro che più vendite riusciva ad incitare più guadagnava in percentuali. Una volta capito il gioco, ci siamo resi conto che potevamo organizzarci anche senza guida, dedicando tempo solo ai luoghi veramente interessanti.

Per noi donne del gruppo i posti più invitanti erano  i Suk, dove  impazzivamo per i colori , 20- Medina di Marrakeshi profumi, le cantilene di musiche quasi ipnotizzanti, le avances assurde di uomini anche giovanissimi che non esitano a pronunciare frasi del tipo ‘bella mafiosa, voulez vous couchez avec moi?’. Neanche coi visi coperti potevamo eludere gli assalti di quegli  esseri agguerriti e color caffellatte.

Un pomeriggio, durante un’ora di distacco dal gruppo, passando davanti ad una bancarella, sono stata attratta da tavolette di cioccolata dal nome ambiguo. Si chiamavano Maria. Da lì mi è venuta l’idea di fare uno scherzo a coloro che sicuramente non avrebbero disdegnato un assaggio innocente di ‘cioccolata rara’. Soprattutto Andrea II, presto soprannominato boccoli d’oro, e Cesare,  entrambi provenienti dalle brume della Padania. Andrea I, detto ‘antisettico’, lui viene da Roma Capitale e la droga ce l’ha nel sangue, solo a pensare il tasso di inquinamento che colpisce la sua regione. Luciana  dalla mente aperta a tutte le possibilità, accetta tutto quello che  potrebbe far sparire i brufoli. Anche le cioccolate ‘colesterolo free’.  Lei non è molto cattolica però crede nei miracoli. Solo a sentir parlare di Maria, si sente appagata.

A tavola, durante la cena, rivelo a voce bassa come sussurrando un segreto, che nel Suk, lo stesso pomeriggio, ho osato acquistare una cosa veramente speciale ad un prezzo straordinario.  In realtà il cioccolato Maria era davvero cioccolato e me lo sono assaparato per merenda non condividendolo con nessuno, mentre per lo scherzo ho provveduto a comprare pillole  di tarassaco. Mostrando  le pasticchette verdi ai compagni di viaggio sopra elencati, le spacciai per marijuana, versione ‘global’., spiegando che si potevano aggiungere al tabacco, una volta polverizzate. Andrea II, il più inquieto e curioso, sfregandosi le mani come se stesse per riscuotere un biglietto della lotteria vincente, dice “Allora, ce la vogliamo fa’ sta cannetta?”. Il ragazzo imitava palesemente Andrea II con il suo accento romanesco. Avevo raccontato loro, mentendo, che già ne avevo presa una nel pomeriggio. Come potevano non credermi visto che ho riso per quattro ore di seguito?. Inizia l’operazione cannetta: Andrea II riduce in polvere la pasticchetta di tarassaco e la mescola a del tabacco. Andrea I,  detto  ‘antisettico’ ammonisce : “Vacce piano, quà sta robba è più forte!”. Nel frattempo io e Sabrina andiamo a turno in bagno a sfogare le nostre risate  trattenute per continuare a stare al gioco seriamente. Andrea II annusa la polvere verde e dice : “non ha nessun odore, sembra farina di castagne”. Invito Cesare a deglutire la pasticca intera, gli assicuro che ha anche effetto lassativo e che può benissimo sostituire la consueta pillola ‘transito sorriso’ che durante il viaggio ho elargito a tutti gli stitici della compagnia. Cesare non è così coraggioso, dopo una prima fugace tentazione si ritira dicendo che teme effetti devastanti. Ha paura di evacuazioni telluriche che possano danneggiare l’unica turca decente che abbiamo a disposizione. Il più coraggioso, Andrea di Roma, si avvicina alla cannetta quasi pronta e osa per primo a fare due tiri. Nel giro di cinque minuti aspettando gli effetti, fissa il soffitto mentre rimane steso sul divano con l’aria di chi si aspetta  chissà quale apparizione. Rivela di sentirsi un po’ strano. All’improvviso comincia a girare intorno al tavolo  rincorrendo quaranta ladroni immaginari. Da quel momento lo abbiamo chiamato ‘Allì Babbà’. Capperi, penso io tra me e me, effetto placebo alla massima potenza. Io e Sabrina ci guardiamo compiaciute, non sappiamo se dobbiamo sentirci divertite o preoccupate. Arriva il momento in cui ci viene la tentazione di svelare il segreto e dire senza pudore che si tratta di uno scherzo innocente. Ma la voglia perversa di continuare il gioco fa arginare la tentazione di concluderlo. Corriamo in bagno a far scoppiare le nostre risate trattenute e concordiamo come proseguire. Nel frattempo tutti hanno voluto riscuotere la loro razione di ‘tre tiri a testa’ e nel tornare sul luogo del delitto, la camera di Andrea & Andrea, troviamo una scena di quelle “qualcuno volò sul nido del cuculo”. Non era il momento opportuno per dire che in realtà si trattava di tarassaco. Svelare il segreto di una presa in giro galattica avrebbe causato vendette imprevedibili.

Marocco: il colore ocra 23- Pecore sulle piantedella terra e della polvere. Gli odori di spezie e di fiori d’arancio. Lo sterco dei muli e delle capre che brucano il verde degli alberi in assenza di pascoli. La puzza dei nostri piedi dopo ore di cammino e l’odore di canfora al mattino. Un miscuglio di aromi e fetori, di canti e di lamenti. Richiami alla preghiera e ai nostri risvegli repentini. Marocco argento e oro, ricchezza e povertà. Marocco globalizzato, Marocco abbandonato.

I bambini compaiono a grappoli sui bordi delle strade e ti bombardano con le loro richieste di bon bon e stilò, mostrando sorrisi cariati e riccioli stecchiti dal sudiciume. Non crescono perché non piove. Tutti hanno un’età diversa da quella che sembra. Le loro facce impolverate sono sempre pronte a farsi fotografare per dieci dirham. E a sparire dopo aver riscosso il loro compenso.  Il Marocco sa di ozio. Lungo le strade, attaccate alle ringhiere delle case, donne anziane e vecchi dal viso rugoso passano il loro tempo a raccontarsi favole o pettegolezzi, accasciati negli spartitraffico.  Siedono in faccia al tramonto mentre bevono il loro tè alla menta. Dall’altra parte del cielo, sopra il minareto, fa la sua apparizione uno spicchio di luna. Rovesciata come una culla che contiene sogni.

Dopo gli stordimenti delle città imperiali, irrequiete e sgargianti, dopo i suoni e gli stimoli forti, arriva il silenzio  del deserto. Ma anche quello può stordire. E nel silenzio ascolti il vento che ti parla e ti solleva i veli. Il silenzio ti aggancia alle stelle e alla luna crescente. 10- Tenda per la notteLa tenda sibila come una cornamusa soffiata dal vento. Sarà il nostro rifugio per una notte.

Siamo giunti in  una piccola oasi .31- Carovana nel deserto I dromedari che ci hanno gentilmente trasportato, claudicanti e stanchi, socializzano coi berberi indigeni.

“I dromedari sono bizzarri”, dice Sabrina. “Come gli uomini. Appena ti distrai un attimo, ti scaricano. E tu puoi rimanere lì, o continuare. Tutto intorno è deserto.

Puoi vagare tra le dune o in stanze vuote, cercando una stella cometa che non c’è. L’unica certezza è la voglia di avanzare. Non si sa dove.

I dromedari sono bastardi. Proseguo a piedi”.

I berberi ci aspettano nelle tende logore. Il tè alla menta è pronto a darci il benvenuto. Turbanti meravigliosamente turchesi, anzi, blu cobalto. I loro sorrisi turbano. Occhi neri truccati con Kajal. Nei loro sguardi si leggono le tempeste di sabbia e la passione per il nulla.

Andrea di Roma, detto ‘Allì Babba’, con accento nettamente romanesco, dopo esser stato ospite per mezz’ora nella tenda di Willi, il capo tribù,12- Danze attorno al fuoco torna stordito a bere il suo tè nella tenda ‘hall’ dove è in atto un salotto-aperitivo. L’odore di fumo aromatico che impregnava i suoi vestiti faceva supporre che il giorno dopo sarebbe tornato dall’escursione col tappeto volante.

Al ristorante, due giorni dopo, colloquiò a lungo con una tovaglia sudicia. La tovaglia era color cobalto e per tutto il tempo, nell’ attesa della sua ‘tagine’, l’ha insultata chiamandola ‘epatite blu’.

‘Allì Babbà’ viveva il viaggio con un senso di  stabile precarietà. Ogni sera, al calar del sole, cominciava a porsi domande amletiche in attesa di decidere dove andare a dormire. In quale stanza degli orrori scegliere il proprio giaciglio: coi russatori, coi lanciatori di peti, o con gli insonni dipendenti dalla ‘pasticca transito sorriso’, ovvero quelli che anche di notte, ogni mezz’ora, tentavano evacuazioni fortunate sulla ‘turca’ comune.

Ogni notte , nonostante il suo status di ‘felice fidanzato’ sognava di esser in vacanza con una associazione di sua invenzione onirica che si chiamava ‘avventure nel trombo’. I suoi deliri notturni erano chiare frustrazioni per non aver sedotto Fabienne e per non esser diventato dopo tanti anni di lavoro come tour operator, un magnate del business vacanziero. Si proclamava incapace di fare ‘li sordi’ nemmeno se fosse diventato il boss di una catena di ‘puttan tour’.

Intanto, mentre osserva il portiere di notte accovacciato su un divano, guarda i suoi possibili camerati e dice “quello è il mio futuro prossimo” alludendo che avrebbe preferito un divano nel corridoio piuttosto che un letto comodo con compagni di viaggio pieni di brutte abitudini.

Mentre la coppia Valium-Ginseng alloggia nella stessa stanza in perfetto equilibrio, ‘Allì Babbà’  dormirà su un divano infagottato nel suo sacco-lenzuolo sterilizzato a puntino.

Quella notte sognerà di cenare alla trattoria ‘La kasbah da Gino’, a base di spaghetti alla amatriciana pieni di vermi, su una tavola apparecchiata con una tovaglia blu cobalto. E, alla fine del pasto, gli si offre,  sempre nel sogno, di fare un bagno turco in condizioni inquietanti. Una stanza stretta, piena di vapori e di uomini ambigui che lui cercava di sfuggire restando attaccato alle pareti. L’unica donna nel bagno turco era Fabienne, che lo inseguiva sbattendogli in faccia la sua cintura del dottor Gibeau, incitandolo a possederla.

Il bagno turco era un incrocio tra un bordello e una discarica: per terra l’immondizia regnava vittoriosa tra muffa, bucce d’arancia e croste di pane. Lì sognò di prendersi i funghi porcini e il germe di grano. Sempre in preda ai deliri onirici da fobie battereologiche si ritrovò in una casa di tufo, come quella visitata il giorno prima. Una tempesta di acari lo anestetizzò e al risveglio le sue inquietudini e paure andarono dissipandosi alla vista dei nostri sorrisi pieni di fiducia.

Marrakesh

La vita pulsa nel frastuono del traffico, nello scalpitio dei muli, nei suoni degli incantatori di serpenti, nei vortici di polvere sollevata dal vento.36- Tempesta di sabbia

I colori dell’alba e del tramonto 19- Minareto a Marrakeshsi confondono coi muri delle case e si stendono su di esse come un velo sul volto di una donna berbera.

Marrakesh ha uno sguardo misterioso, rivolto al mondo intero.

Sensazione strana sulla mia pelle, tatuata dalla furia del vento.

La sua forza fissa nelle mie narici l’odore di ambra e di muschio. Come una emozione che non si farà mai ricordo.

Dall’alto della terrazza, all’ora del tramonto, davanti un tè fumante, osserviamo una confusione di colori, brulicare umano variopinto e bruciante.

Sembra il mondo intero in putrefazione. Tra odori e fetori, tra suoni e grida, in una sorta di stordimento collettivo. E dentro quello stordimento non ricordo cosa ho fatto ieri, non so cosa farò domani. Sono in preda all’esperienza del momento. Bellissima, come un fiore che sboccia.

La Sabrina vorrebbe restare quà. Le piacerebbe fare l’incantatrice di serpenti. In vista dell’obiettivo ha iniziato un corso di ‘pifferaio magico’. Forse sta subendo l’influenza di ‘Allì Babbà’….Si salvi chi può…..

Un signore ci voleva comprare per cento cammelli, un altro ci voleva sposare ad entrambe ma faceva il produttore di babbucce.

Noi avremmo voluto un sultano….