Storia di una apprendista 'Buddha'

“…Il mondo di Buddha si trova solo nella determinazione di lottare sempre con fede, avanzando dallo stato di sofferenza allo stato di  ‘buddità’, poi procedendo dallo stato di ‘buddità’, alla trasformazione della realtà…”

Un Buddha ha otto sentieri da percorrere: la giusta comprensione, il pensiero, la parola, l’azione, la vitalità, lo sforzo, la consapevolezza, la concentrazione. Gli ultimi due possono fondersi in un altra via che è quella della meditazione, ovvero la presenza, l’essere coscienti e vigili su quello che si sta facendo in un dato momento, senza interferenze, pensieri , distrazioni…o attaccamenti. Ma che cos’è l’attaccamento se non la mancanza di fluidità? L’attaccamento è una immobilità, un blocco. Il non attaccamento, al contrario, è il lasciare la presa, il raggiungere la convinzione che non sono le persone, le cose o le condizioni esteriori a darci gioia o felicità. Non attaccamento significa accettare l’impermanenza come principio di base della nostra vita, per poter fluire e muoverci con le circostanze eternamente mutevoli Non attaccamento significa che possiamo essere ‘nel mondo’ ma non ‘del mondo’. Significa essere disposti ad affrontare il fatto che il tempo e gli altri cambiano, se ne vanno, crescono e non riescono mai del tutto ad essere all’altezza delle nostre aspettative.

Daisaku Ikeda dice:

“Il vero aspetto di tutti i fenomeni può essere compreso e condiviso solo tra Buddha. Questa realtà consiste di:  aspetto, natura,  entità,  potere,  azione,  causa (interna),  relazione, effetto (latente), retribuzione e della loro coerenza dall’inizio alla fine”.

dal Testo del Sutra

“Se non sperate nell’impossibile, non lo troverete”diceva Eraclito. Lui aveva un’anima matura. Un vero Buddha. Gli aspiranti Buddha della nostra epoca, devono lottare per crescere dentro e acquisire un minimo di saggezza, del corpo, dello spirito e della mente…:-)

Ci vuole molto allenamento per far emergere  il nostro  ‘Budda’ interiore.  Credo che questo sia uno degli esercizi migliori. La postura dell’albero è  ‘asana’ di equilibrio e determinazione. Radica nella materia e ti spinge verso la  spiritualità. E’ un trait-d’uniòn tra terra e cielo.

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Se praticata in mezzo al verde stimola una forma di osmosi con la natura. Ti fa sentire erba, aria, coccinella…

corri con lum :-)

Da piccola volevo fare la parrucchiera. Passavo le giornate pettinando bambole a cui spesso facevo ‘l’extension’ con le pelurie del granturco.

Imbrattavo le mie amichette con mozziconi di rossetto che una zia estetista mi elargiva con sorrisi, alimentando la mia vocazione.

Adolescente mi ritrovai, per scelta materna, a frequentare un istituto professionale con formazione tecnico-contabile. Abominevole per i miei gusti estetici. Dovetti digerire la cosa per cinque anni e subito dirigermi nel mondo lavorativo, perché l’università era proibitiva, date  le condizioni economiche familiari.

Approdai mio malgrado al lavoro più puzzolente della mia vita, in una ditta di export-import di prodotti ittici.  Rodaggio di tre anni e mezzo  in qualità di segretaria della segretaria, prima di lanciarmi nelle avventure concorsuali per un posto fisso, alla quale mi iniziò Marta, un’amica già sistemata alla a.u.s.l.

Durante le scuole superiori dimenticai la bambina che si dilettava tra rossetti colorati  e bambole. Nello sviluppare la passione per i viaggi (fino a quel momento utopici e vissuti solo nella mia mente fantasiosa dove costruivo realtà alternative per sopravvivere) maturai la passione per le lingue straniere. Un eccesso di fiducia in me stessa mi spinse, grazie a Marta, a provare un concorso come interprete all’Ospedale di Cattolica. Lavoro stagionale ma gratificante. Quel lavoro fu mio. Il primo trionfo del mio Budda adulto.

Con grande gioia, detti il meglio di me. Restai nell’ambiente Ospedaliero per due anni e avrei voluto rimanerci ma nel frattempo…

Un bando di concorso mi chiamava per un posto fisso al Consorzio Potenziamento Acquedotti, un buon inquadramento economico e lavoro a tempo indeterminato. Le mansioni non erano appetibili ma le condizioni economiche si.  Decisi di parteciparvi e mio malgrado, lo vinsi. L’idea iniziale era quella di conseguire l’ idoneità in attesa di un concorso all’Ospedale , che ritenevo il mio ambiente preferito (persa l’indole della parrucchiera era sopravvenuta quella della crocerossina poliglotta).

L’unica cosa che mi piaceva di questo nuovo lavoro, accolto con grandi pianti e disperazione (il mio ruolo: ‘ragioniere-capo), era la finestra sulla diga, da dove potevo ammirare l’acqua calma del lago artificiale, gli aironi e altri tipi di uccelli migratori che planavano liberi in mezzo al verde. Mentre io mi sentivo prigioniera di un ruolo che non mi apparteneva.

Per amore della sicurezza economica resistetti, violentandomi ma dando il meglio di me. Sviluppai precocemente la mia zona logico-razionale. Nel frattempo il mio Budda  interiore piangeva ma non si rassegnava.
Per alleggerire quella pesantezza e trovare una valvola di non-violenza alla mia parte creativa, decisi di iscrivermi all’università e bilanciare gli scompensi che inquinavano il mio stare in quel mondo.

Nel 1990 mi   laureai  in ‘lingue e letterature straniere moderne’, prima tappa della  personale ribellione ai ruoli che mi stavano stretti.  Altro trionfo della volontà sulla insoddisfazione. Il mio Budda cominciava a sorridere, anche se contemporaneamente dovevo accudire una figlia, gestire una famiglia e un ruolo di responsabilità tra numeri e burocrazia.

Da qui nuove possibilità, trasferimento al Comune di Cattolica, dopo concorso interno per ‘funzionario’. Nuove finestre sul mondo dell’istruzione e della cultura mi permettevano di vedere più lontano, di espandermi e ‘creare’ anziché ‘fare’. Mi occupai, in maniera collaterale al ruolo di responsabile amministrativo contabile, della gestione della Civica Università di Cattolica (una serie di corsi e attività del tempo libero). Dopo quattro anni  (su ispirazione parigina del Café des Phares) ho  programmato il ‘Café Philo’, uno spazio culturale nei luoghi non formali, ho organizzato scambi culturali con paesi gemellati e amici, accompagnando gruppi di studenti in esperienze conviviali -formative all’estero. Tutto bene fino a che la Civica Università fu ceduta a una associazione culturale, il Café Philo’ fu ceduto, alla Pronvincia , che ci ha creduto adottandolo come progetto pilota trasformato in ‘Belversante’, iniziativa simile , gestita direttamente da Associazioni Culturali.

Il mio ruolo diventò quindi di nuovo arido, solo contabilità e burocrazia. Una nuova crisi mi risvegliò la voglia di continuare l’esperienza di ricerca dell’armonia, regalandomi spazi per mettermi in gioco su i temi dello star bene. Tornai all’esperienza dello shiatsu, iniziata anni addietro con corsi alla Civica Università, a livello amatoriale.

Nel 2006 era arrivato il momento per una nuova opportunità: intrapresi seriamente lo studio di questo meraviglioso mondo, lo shiatsu, un buon ammortizzatore di frustrazioni e una buona fonte di espansione. E soprattutto si può fare in stato di ‘mu-shin’, ovvero, di non pensiero. Lavorare con le mani anziché strizzarmi il cervello con la burocrazia mi sembrava un obiettivo grandioso, in un momento di sfinimento mentale da contabilità e tagli spesa, da far quadrare con alchimie assurde.
2010. Dopo  tre anni  di studio appassionato presso l’Accademia Italiana Shiatsu-do,  ho conseguito il diploma del terzo livello professionale nel 2010 e iniziato nel 2012 il IV percorso. Ho fatto molta esperienza in diverse realtà, tra cui Barcellona, che mi ha dato la possibilità di approfondire l’universo di saggezza che ruota intorno alla Filosofia della Medicina Tradizionale Cinese (nel 2010 ho iniziato un percorso di studio relativo al Dien Chan (riflessologia facciale vietamita) conseguendo il diploma di I liv. e nel novembre 2012 ho concluso il II e III liv di studio su questa meravigliosa tecnica, che si ispira ugualmente alla M.T.C. (di cui trovate maggior info nella sezione ‘coccole’ di questo sito.  Ho progetti ambiziosi per un prossimo futuro, che troverete a breve su questo spazio. Il mondo dello shiatsu e la saggezza orientale,  mi hanno restituito il desiderio e la necessità di  un più profondo e costante   contatto con la natura, con il tema dei rimedi naturali, delle discipline olistiche e della crescita personale. Sono così entusiasta che vorrei trasmetter in qualche modo agli altri la mia esperienza di ‘trota di fiume’, per suggerire a tutte le persone in cerca di armonia tra i loro desideri e  le loro azioni,  che per star bene è necessario dar energia ai propri sogni e scegliere di vivere ogni momento con gioia, lavoro incluso.
Trovando il coraggio di affrontare i cambiamenti, anche quelli faticosi.  Ogni crisi esplode in un cambiamento e ogni cambiamento è un viaggio intimo, meraviglioso…